Lo strano caso di una lettera all’Iran

Gli Stati Uniti e l’Iran sembrano vicini ad una intesa sul nucleare. L’esistenza stessa di una bozza di accordo fa ben sperare l’amministrazione Obama, che tanto ha puntato sulla diplomazia per risolvere la questione iraniana. La data di scadenza per un accordo di massima è stata fissata per il 31 marzo e mentre tale data si avvicina velocemente vogliamo ripercorrere una vicenda che probabilmente non ha precedenti nella storia della diplomazia americana.

Una decina di giorni fa, il senatore repubblicano Tom Cotton è salito alla ribalta della scena politica statunitense emergendo come uno dei più convinti “falchi” contro un possibile accordo sul nucleare tra l’ amministrazione Obama e l’Iran.

Il Senatore ha infatti inviato una lettera ai massimi vertici del paese asiatico ammonendo che qualunque accordo venisse raggiunto tra i negoziatori americani e iraniani sarebbe fortemente a rischio una volta terminato il secondo mandato dell’ attuale presidente. La missiva riporta letteralmente che: “qualunque intesa non ratificata dal Congresso è un mero accordo esecutivo”.

Tra i firmatari della lettera anche due potenziali candidati alle primarie del partito repubblicano, il Governatore della Louisiana Bobby Jindal, primo della sua categoria ad apporre la propria sigla, e l’ex collega del Texas Rick Perry.

Se la maggior parte dei Senatori repubblicani considera, a torto o a ragione, l’Iran come una delle più immediate minacce agli interessi vitali degli Stati Uniti, viene da chiedersi quante altre lettere aperte potranno essere recapitate nei prossimi anni, e dove.

Ma soprattutto viene da chiedersi come mai nessuna iniziativa del genere sia stata presa ai tempi della Guerra Fredda (non risultano lettere arrivate al Cremlino) o venga oggi replicata per paesi quali la Corea del Nord o la Russia, senza dimenticare movimenti terroristici come Al Qaeda o ISIS (anche se per questi ultimi non sono facilmente reperibili indirizzi). Infine un’ultima considerazione: ci si chiede se non sarebbe stato meglio aspettare l’esito del negoziato, che dovrebbe concludersi il 31 marzo, quantomeno per evitare di dover cambiare i contenuti di altre lettere aperte o dover ricorrere (altro caso senza precedenti) a stralciare quelle esistenti.

 

Alberto Torti

 

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